Pagina:Eneide (Caro).djvu/164

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[470-494] libro iii. 123

Varie palestre a lotteggiar si diêro:470
Gioiosi che per tanto mare e tante
Greche terre inimiche a salvamento
Fosser tant’oltre addotti. Era de l’anno
Compito il giro, e i gelidi aquiloni
Infestavano il mare; ond’io lo scudo,475
Che di forbito e concavo metallo
Fu già del grande Abante insegna e spoglia,
Con un tal motto in su le porte appesi:
A’ Greci vincitori Enea levollo,
Ed a te ’l sacra, Apollo. Indi al mar giunti480
Ne rimbarcammo: e remigando a gara,
Fummo in un tempo de’ Feáci a vista,
E gli varcammo: poi rivolti a destra,
Costeggiammo l’Epiro, e di Caonia
Giungemmo al porto, ed in Butroto entrammo.485
Qui cosa udii, che meraviglia e gioia
Mi porse insieme; e fu, ch’Eleno, figlio
Di Prïamo re nostro, era a quel regno
Di greche terre assunto, e che di Pirro
E del suo scettro e del suo letto erede490
Troiano sposo a la troiana Andromache
S’era congiunto. Arsi d’immenso amore
Di visitarlo, e di spiar da lui
Come ciò fosse; e de l’armata uscendo,


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