Pagina:Eneide (Caro).djvu/196

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[120-144] libro iv. 155

Tenta, se cosí può, l’ardente amore120
O spegnere, o scemare, o fargli inganno.
     Le torri, i tempii, ogn’edificio intanto
Cessa di sormontar; cessa da l’arme
La gioventú. Le porte, il porto, il molo
Non sorgon piú; dismesse ed interrotte125
Pendon l’opere tutte e la gran macchina
Che fea dianzi ira a’ monti e scorno al cielo.
Vide da l’alto la saturnia Giuno
Il furor di Didone, e tal che fama
E rispetto d’onor più non l’affrena;130
Onde Venere assalse, e ’n cotal guisa
Disdegnosa le disse: Una gran loda
Certo, un gran merto, un memorabil nome
Tu col fanciullo tuo, Ciprigna, acquisti
D’aver due sì gran dii vinta una femina!135
Io so ben che guardinga e sospettosa
Di me ti rende e de la mia Cartago
Il temer di tuo figlio. Ma fia mai
Che questa téma e questa gelosia
Si finisca tra noi? Chè non piú tosto140
Con una eterna pace e con un saldo
Nodo di maritaggio unitamente
Ne ristringemo? Ecco hai già vinto: e vedi
Quel che più desiavi. Ama, arde, infuria:


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