Pagina:Eneide (Caro).djvu/236

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[20-44] libro v. 195

20Che fia con tante intorno accolte nubi?
E che pensi e che fai, padre Nettuno?
Indi comanda: Via, compagni, armianci,
Opriamo i remi, accomodiam le vele,
Tegniamo al vento avverso obliquo il seno.
25E rivolto ad Enea: Con questo cielo,
Signor, diss’egli, omai più non m’affido
Prender Italia, ancor che Giove stesso
Nèl promettesse, ed ei nocchier ne fosse.
Vedi il vento mutato, vedi il mare
30Di vèr ponente, che s’annera e gonfia:
Vedi nel ciel qual ne s’accampa stuolo
Di folte nubi. Traversia di certo
N’assalirà, sì che nè girle incontro
Nè durar la potremo. Or poi ch’a forza
35Così ne spinge, noi per nostro scampo
Assecondianla; chè già presso i porti
Ne son de la Sicilia e ’l fido ospizio
D’Èrice tuo fratello, s’abbastanza
De l’arte mi rammento e de le stelle.
     40Rispose Enea: Ben conosch’io che duro
È ’l contrasto de’ venti; e ’l nostro è vano.
Volgi le vele. E qual più grata altrove,
O più commoda riva, o più sicura
Aver mai ponno le mie stanche navi,


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