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120 capitolo iii


Questi invarianti sono, per la Fisica moderna, la materia e l’energia.

Anzi Kant stesso dà come esempio di giudizio sintetico a priori, il principio che «in ogni cambiamento del mondo corporeo la qualità di materia resta invariabile».

Che cosa significa questo principio?

Se si vuol riconoscere in esso una effettiva conoscenza sintetica, bisogna che la «quantità di materia» sia anzitutto positivamente definita. E dove ciò venga fatto, p. es. sulla base del «peso», l’invarianza della materia esprime soltanto il resultato delle esperienze di Lavoisier; se si adotta invece la definizione dinamica della quantità di materia (cfr. cap. V), il suddetto enunciato viene ad esprimere un rapporto più astratto, quale risulta dal confronto di esperienze estese, in ispecie di quelle chimiche sopra citate e delle esperienze sul pendolo di Bessel (proporzionalità della massa al peso in ogni luogo della superficie terrestre).

Ma tutte queste esperienze sono soltanto approssimative, ed il principio, nella sua forma esatta, vi aggiunge la supposizione di una verifica più precisa, tostochè sieno eliminate o corrette talune cause d’errore. Con qual diritto si pretenderà che codesta supposizione debba necessariamente verificarsi? Una siffatta pretesa è tanto lontana da apparire universalmente giustificata che alcune delicate esperienze eseguite recentemente da Landolt, e ripetute da Heydweiller, tendono anzi a mettere in dubbio l’invariabilità del peso nelle reazioni chimiche; in una soluzione di solfato nell’acqua si crede aver osservato una perdita sensibile, benchè inferiore a 0,000.0011.

Nulla osta che queste conclusioni divengano così luminosamente provate da imporsi come fatto accertato. Che cosa si dirà allora della invarianza della materia?

Si può salvare il principio (come accenna lord Raleigh) rigettando il dubbio sulle esperienze di Bessel; è un’ipotesi plausibile che tuttavia andrà soggetta pur essa al controllo dell’esperienza.

Ci sono anche altre risorse possibili. Si può, p. es., con Heydweiller, ricorrere all’ipotesi di una diversa radioattività della materia; la materia non sarebbe più rigorosamente invariante nelle reazioni chimiche, se non si aggiunge al resultato dei consueti processi di misura qualcos’altro, che si riferisce ai corpi partecipanti al fenomeno, ma si manifesta fuori ed anche lontano da questi. Ma con ciò in primo luogo si cambia il significato del principio di Lavoisier, in secondo luogo si viene anche a palesare l’impossibilità di

  1. La recente comunicazione di Landolt all’Accademia di Berlino (1908) riferisce invece l’ultima conclusione dei suoi studii, che il principio di Lavoisier è bene verificato nell’ordine degli errori di osservazione non eliminabili. Tuttavia la discussione sollevata dalle precedenti ricerche conserva il suo interesse filosofico. (Aggiunta alla 2ª edizione).