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78 capitolo ii

ammettere che le ipotesi di Keplero rappresentino soltanto una prima approssimazione, e che, adottando l’ipotesi dell’attrazione estesa, si possa ottenere una approssimazione più precisa.

Tutti sanno che così accade difatti, e già abbiamo avuto occasione di ricordare, fra le verifiche della teoria newtoniana, la brillante scoperta di Nettuno.

L’ultimo passo consiste nell’estendere l’ipotesi d’attrazione a corpi materiali qualsiansi; l’attrazione dei corpi celesti viene allora riguardata non come una forza emanante dai loro baricentri, ma come una resultante di forze pertinenti alle loro particelle.

Ecco un fatto supposto interamente nuovo, che ha trovato conferma diretta nelle esperienze di Cawendisch, proseguite e perfezionate da numerosi sperimentatori: si aggiungono le indirette conferme di Airy, misurante la variazione della gravità nelle viscere della terra, di Carlini, che ha valutato l’influenza esercitata sulla gravità da prossime montagne, ecc. Nel campo astronomico l’ipotesi così estesa conduce d’altronde ad una correzione della teoria, dove si tenga conto della forma dei corpi celesti; in ispecie allo schiacciamento della terra ai poli corrisponde una effettiva perturbazione caratteristica del moto lunare, la quale fu determinata da Laplace.


La teoria, che ha preso nome della gravitazione universale, mentre risolve il problema del moto nel sistema planetario, con un grado d’esattezza non superato da alcuna teoria fisica1, si allarga, con meraviglioso progresso, in più direzioni.

I movimenti relativi delle stelle doppie, osservate da Herschell in poi nelle più lontane regioni dei cieli, si adattano alla spiegazione newtoniana2. La forma dei corpi celesti, ed in ispecie quella della terra, riesce pure spiegata sufficientemente in base all’attrazione delle varie parti, ammesso uno stato fluido originario del corpo (ellissoidi di Mauclarin); l’ipotesi di Clairaut che la densità della terra varii per ellissoidi concentrici, conduce anche ad apprezzare a priori quantitativamente lo schiacciamento dell’asse polare della terra, e si trova il numero

  1. Cfr. in ispecie l’ultimo capitolo del «Traité de Mécanique céleste» di Tisserand (Gauthier et Villars, Paris, 1889-1896).
  2. Cfr. in particolare le note di Darboux e Halphen nei Comptes rendus de l’Acad. des Sciences de Paris, t. 84.