Pagina:Esilio - Ada Negri, 1914.djvu/129

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La fonte 119



Chi a me concesse levità sì grande
ch’ora cammino come se volassi,
e le primule d’ôr sotto i miei passi
60sbocciano a mazzi per le mie ghirlande?...


.... Uomo, qual che tu sii, col tuo peccato
più non mi tocchi. Io, sì, potrò, se vuoi,
salvarti: sol ch’io fissi dentro i tuoi
64occhi i miei occhi. E tu sarai placato.


E s’io t’incontri mai col tuo misfatto
pronto nel cuore e nella mano, e quello
cadrà: sol ch’io ti mormori: Fratello!
68in pacata umiltà d’accento e d’atto.


Udremo, nel silenzio pieno d’aria,
battere il nostro cuor; ma già lontano
da noi, sperduto, non più nostro, vano
72palpito d’ala che nell’alto svaria.