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Pagina:Fano - Vedute matematiche su fenomeni e leggi naturali, Torino, 1923.pdf/6

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chimede, abilmente sposando l’osservazione al ragionamento, segnò orma profonda, immortale nella meccanica e nella fisica, egli rimase splendido faro luminoso, ma isolato, senza continuatori. — Anche in Roma fu mirabile la facoltà di osservazione e di analisi, volta principalmente allo studio dei fenomeni morali e sociali: onde escirono quei monumenti di sapienza civile e giuridica, che non sta a me il ricordarvi. E notevole fu in Roma altresì la facoltà di assimilazione: ciò che nei popoli vinti era frutto di civiltà e sapere fu generalmente apprezzato, e non andò perduto. Roma seppe anzi attrarre a sè gli uomini migliori delle altre genti, dando fino da quel tempo memorabile esempio di larga cooperazione. Così la Grecia, che già aveva ellenizzate vaste zone in oriente, conquistata da Roma, riviveva e si perpetuava in occidente nell’indistruttibile sua eredità spirituale:

«Graecia capta ferum victorem cepit, et artes
Intulit agresti Latio».

Dopo la millenare sosta del Medio Evo, il largo risveglio scientifico del secolo XVII è legato sopratutto a nomi di grandi filosofi della natura; Galileo[1], Cartesio, Newton, Leibniz. È per opera loro che i problemi meccanici hanno potuto essere tradotti nel linguaggio del calcolo, e trattati esaurientemente; questo è uno dei fatti più importanti della storia dell’umanità, e senza di esso forse non esisterebbe la civiltà moderna. E nel secolo XIX, il prodigioso sviluppo delle applicazioni dell’elettricità procede tutto dai laboratori scientifici, o di nuovo dal calcolo: dalla pila di Volta, il primo fenomeno di elettrodinamica; da Faraday, che scoperse l’induzione elettromagnetica, e la funzione che esercita nei fenomeni elettrici il così detto dielettrico, cioè il mezzo che separa i due corpi agenti l’uno



  1. A Galileo bisogna appunto arrivare, per vedere validamente ripreso l’indirizzo di Archimede. Grande precursore di Galileo, di oltre un secolo, e particolarmente nell’infusione dello spirito matematico nelle scienze della natura, fu Leonardo da Vinci. Ma, almeno secondo A. Favaro (Scientia, Vol. 20 (1916), p. 417; Vol. 26 (1919), p. 437), il suo valore come scienziato non fu conosciuto che verso la fine del secolo XVIII, e prima d’allora l’opera sua non potè esercitare apprezzabili conseguenze sull’ulteriore progresso della scienza.