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preferendo quelle più suggestive, più feconde di risultati, più atte a previsioni. Questo adattamento reciproco del nostro spirito e dell’ambiente sensibile, dei concetti e delle cose, non avviene senza fatica nè senza lotta; qui il lavoro scientifico assurge anche ad opera d’arte; la stessa definizione ben scelta, il concetto, il postulato stabiliti in modo preciso, perspicuo, fecondo, che conducano a una visione larga, sintetica, armonica, sono creazione artistica.
Il bisogno naturale del nostro spirito di indagare le cause dei fatti si estrinseca nella tendenza a cercare riferimenti, connessioni, tra i varii fatti scientifici, per subordinarli a leggi più generali, risalendo sempre più in alto, verso principii più comprensivi e, possibilmente, in numero più limitato. In questa sintesi ci lasciamo anche guidare, quanto più possibile, da considerazioni di semplicità e di economia di pensiero. Non potrebbe la scienza estendersi sempre più, se alla maggiore ampiezza dell’orizzonte che dobbiamo abbracciare non si accompagnasse una maggiore economia di pensiero nel dominarlo. La scienza stessa, come scrisse E. Mach[1], si può considerare come un problema di minimo, che consiste nel raggruppare ed esporre i fatti, quanto più perfettamente possibile, col minor dispendio intellettuale. La scienza è anch’essa una forma di attività, che dev’essere sottomessa alle leggi economiche che rego-
- ↑ I principii della Meccanica esposti criticamente e storicamente nel loro sviluppo (trad. Gambioli); Roma-Milano, 1909; pag. 505.
Galileo e il P. Mersenne, suo divulgatore in Francia, da una parte, e Cartesio dall’altra. I due primi si entusiasmano per il realizzato accordo fra l’esperiena e l’espressione matematica dei fatti meccanici (caduta dei gravi, ecc.), quasi armonie misteriose della natura»; e, pur ritenendo inaccessibili all’uomo le cause prime, confidano di incontrare, negli effetti, l’applicazione di formole e figure geometriche Loute semplici. Invece Cartesio aspira a ridurre tutti i fenomeni fisici a conlagistee seguenze logiche di un piccolo numero di principi semplici: vuole piuttosto penetrare a fondo le cause, cioè questi principi, pur ammettendo che i fenonieni in sè sono troppo complessi per potersi dettagliatamente prevedere col calcolo. E, in questo senso, non erede alla legge della caduta dei gravi, perchè troppo semplice». La prima attitudine (Galileo-Mersenne) è stata (e sarà forse anche in avvenire) più feconda per la costruzione scientifica: quella di Cartesio sembra forse avvicinarsi di più alla veduta moderna, che i fenomeni naturali sono suscettibili di rappresentazione teorica solo entro certi limiti di approssimazione.