Pagina:Farsaglia1.djvu/12

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10 LA FARSAGLIA

Ahi! Qual col sangue, onde sono molli ancora
Le Civil destre, far poteasi acquisto
In terra e in mare, dove nasce il Sole,
20I campi adugge e dove il verno irsuto
Con gel perenne il mar di Scizia agghiaccia.
I Seri già, già li vedría l'Arasse
Andar incatenato, e se v'ha gente
Su la foce del Nilo. Allor, o Roma,
25Se ti cal tanto una nefanda guerra,
Poiché avrai stretto al giogo il mondo intero1,
Arma contro te stessa il braccio invitto:
Ti germoglian in seno ognor nemici.
Ma mentre rovinose or son le mura
30Dell'Itale cittadi, e l'altre moli
Giaccion prostrate al suolo, e raro appare
L'abitator per le deserte case,
Perchè già da molt'anni orrida, incolta
Giace senza cultor l'Italia e i campi,
35Non tu fier Pirro, nè tu Annibal sei
L'autor di tante stragi: alcun straniero
Non può Roma crollar: dal Civil braccio
L'alta piaga fatal s'aperse in seno.
     Che fe a Nerone altro sentiero i fati2

  1. È bizzarra questa conseguenza, poiché sembra che dovrebbe piuttosto dire che soggiogaro il mondo, avessero i Romani a vivere tra loro in pace. Così appunto il famuso Cinea convinse il Re Pirro anzioso di conquiste, il quale dicendo che dopo aver vinta Roma, e tutti gli altri Popoli inseguito soggiogati, avrebbe quindi goduta la pace. Ebbene, ripigliò il Ministro, perchè dunque non cominci ora goder sì gran bene?
  2. Stravagante adulazione, o piuttosto ironia. Ma talora anche ai Tiranni si dispensano lodi, perchè divengano vistuosi collo specchio luminosi della virtù.