Pagina:Farsaglia1.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
16 LA FARSAGLIA

Nobil pudor di trionfare inerme;
Indomito e feroce, ove lo chiami
190Speme e furor alle battaglie, e ardente
Nell'opre sue, nel secondar gl'influssi
Del Ciel propizio, e nel lottar coi rischi,
Lieto in aprir fra le rovine il varco.
Qual fuor dal seno delle dense nubi
195Scoppiano romoroso il fulmin guizza,
E balendando coll'obliqua fiamma
Sparge il terror nel volgo, in su le torri
Piomba de' Tempj, nè imbrigliato e stretto
Da forza alcuna nel cader gran strage
200Mena, e grande in tornar, e tutta accoglie
La sparsa luce ed i maligni lampi.
     Queste spinsero i Duci alte cagioni1;
Ma vi s'aggiunser altri semi, ed altre
Pubbliche fiamme, onde gl'imperj e i regni
205Arsero più possenti. Allorchè, domo
Il mondo intero, la ricchezza, il lusso,
Le stranie mode de' trofei nemici
Furo il dono fatal, più non si serva
L'aurea mediocrità: la frugal mensa
210Già si disprezza: i leziosi nastri
Vezzi appena di spose ornan vilmente
Gonna maschil: la povertà si fugge
D'Eroi feconda, e con ingorda voglia
Si procaccia il metal, che i popol strugge.
215Allor i campi esercitati un tempo
Dalle marre de' Curj e de' Camilli
Senton d'estranj agricoltor l'aratro,

  1. Il celebre Montesquieu fece un intero Volume sopra la decadenza dell'Impero Romano. Molte ragioni sono qui addotte, alle quali aggiunger si può l'ateismo.