Pagina:Farsaglia1.djvu/37

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DI LUCANO LIB. I 35

Tosto che del destin l'orribil tempre
Ravvisò l'indovino, appena, o Numi,
Spiegar, esclama, ai popoli mi lice
I vostri arcani: nè già te, gran Giove,
765Placai co' sagrificj; i Dei d'Averno
Venner all'are nostre: orride io temo
Strane vicende, ma il timor fia vinto
Dai tristi eventi. Il Ciel propizio il corso
Degli oggetti sospenda, e tornin vani
770I feral vaticini, e questi spettri
Finti abbia Tage autor dell'Arte. Il Vate
Questi sciogliea misteriosi arcani.
     Ma Figulo, di cui pensiero e cura1
È del Cielo scoprir e degli Dei
775I gran secreti, fra gl'illustri e saggi
Astrologi di Menfi il più sagace,
O questo mondo, ei dice, è senza legge,
E gli Astri van, doce il capriccio impera
O se forza Suprema i corpi aggira,
780S'appresta al globo, ed all'umana schiatta
Vicino scempio. S'aprirà la Terra?
O le città s'abimeranno? O i climi
Cangeran sempre? Germogliar le biade
Più non vorranno i campi? O l'onda pura
785Andrà mista di tosco? O Dei, qual sorte,
Qual rovina sovrasta? I giorni rei
Di molte età si son raccolti e stretti
In un sol tempo. Se la fredda stella
Del maligno Saturno in mezzo al Cielo

  1. Di questo Nigidio Figulo grande Astrologo della Scuola di Pitagora ne fanno menzione Cicerone, Auolo Gellio, ed Eusebio. Crebbe quindi in Roma il numero degli Astrologi di modo, che, Tiberio ne scacciò presso a trecento.