Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/10

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prefazione


Leo possedeva i mezzi necessari alle opere durevoli: indagine metodica e forza di sintesi, quella disposizione cordiale che costringe la vita a rivelarsi, magnifica cultura e consapevolezza della «realtà effettuale», e le qualità letterarie comunicative: la leggerezza del dire e del sottintendere, l′immagine pronta e nuova, la virtù di giungere rapidamente al fondo delle questioni e delle anime. Il suo ingegno si alzava sopra un solido fondo morale; era onesto come lo sono gli uomini insensibili alla carriera, riscuoteva, immediate simpatie perchè possedeva la virtù più invocata e più rara in epoche tempestose, la capacità di liberamente prescriversi una disciplina e di osservarla anche col sacrificio di qualunque interesse pratico. La sincerità e vivacità del suo senso morale fornivano sostrato e controllo alla sua ispirazione.

Non si trova nelle recenti generazioni italiane un secondo esempio di così straordinaria precocità; a tredici anni, nel 1916, Leo era presidente della «Lega latina della giovinezza associazione destinata, in piena guerra, a organizzare la collaborazione intellettuale e morale delle nuove generazioni italiane e francesi, ed esordiva come articolista bilingue nel


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