Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/157

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
138 meditazioni sull’italia letteraria


di meglio che di amare la buona pittura, se quei signori sapessero fargliela comprendere, e se gli artisti gliela mostrassero con maggior frequenza.

17 Aprile

E’ cosa nota che negli anni del Romanticismo gli artisti non andavano d’accordo con i borghesi. Dopo tanti secoli di comunanza, pareva che un gruppo si fosse staccato dall’altro, come nei vecchi ulivi, per la consumazione delle malattie, due parti del tronco si spaccano e continuano a verzicare su radici diverse. Anzi, il dissidio si era fatto così profondo che gli artisti non si immaginavano nemmeno più il tempo in cui spettava ai borghesi di giudicarli, e si erano definitivamente persuasi che questo giudizio fosse un privilegio degli iniziati.

Ma ecco che tutt’a un tratto, in mezzo a tanta corrente d’idee, vediamo levarsi e reagire proprio Baudelaire! Questa orgogliosa e impreveduta affermazione d’umiltà; questa fraterna sollecitudine per l’essere che simbolicamente non capisce, ci puó davvero meravigliare o avere l’aria di una presa di bavero, quando pensiamo al privilegio che Baudelaire si era attribuito, fra i contemporanei, d’essere il più scandaloso, il più ribelle, il più demoniaco dei poeti; quando pensiamo al sapore d’indipendenza che aveva per lui quell’atteggiamento di sfida.

Questo appello è dunque ricolmo di ironia? O si