Pagina:Filippo.djvu/32

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Di Rè severa maestade altrui.
Che non s’ottien con generosi modi
Da generoso cor? Colpevol parti
Ei d’alcun fallo? (E chi non erra?) Allora
Te sol ministro a tu giust’ira scegli. 140
Dolce è di Padre l’ira; eppur non havvi,
Figlio non v’ha, che non ne tremi: un motto
Solo di te dentro il suo cor più debbe
Destar rimorsi, e men rancor lasciarvi,
Che cento altrui malignamente ad arte 145
Aspri, oltraggiosi. Or fà, tua Reggia sappia,
Ch’hai caro il Figlio, e in pregio l’hai; che degno
Di biasmo, e in un di scusa il giovanile
Suo ardir tu stimi; e sì t’udrai repente
La Reggia intorno risuonar sue laudi. 150
Caccia l’altrui, che in te non è sospetto.
Basso terror d’infame tradimento
A Rè, che merti esser tradito, lascia.

Filippo.

.... Opra tua degna, e sol di te ben’era
Far che s’udisse di natura il grido 155