Pagina:Filippo.djvu/33

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In cor paterno: Ah! nol fan gli altri. Oh trista
Deplorabil de’ Rè sorte! Non lice
A noi spiegar del proprio cor gli affetti,
Non che seguir: ma che dich’io? Tacerli,
Dissimularli le più volte è forza: — 160
Ma vien, poi vien tempo che lor diam varco
Libero, intero. Assai; più che nol pensi,
Fammi ’l tuo dir chiara ogni cosa ... Il Figlio,
Poichè innocente il credi, a me già quasi
Reo più non par. Tu và, Gomez; quì ’l mena. 165




SCENA TERZA.

Filippo, Isabella.


Filippo.

OR vedrai, che mostrarmi anco sò Padre;
Più ch’a lui mi dorria, se un dì mostrarmi
In maestà d’offeso Rè dovessi.

Isabella.

Ben tel cred’io. Ma ei vien: soffri, ch’io il piede
Quinci ritragga.