Pagina:Filippo.djvu/36

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Carlo.

Piacemi almen, ch’a natural perversa
Indole ascritto non l’hai tu. Ben dunque
Io posso ancor far del passato ammenda: 200
Patria apprender cos’è; com’ella s’ami;
Di Figlio amor quant’esser deggia; e mezzo,
Onde sbandir lusingator, che tanti
T’insidian più, quant’hai di me più possa.

Filippo.

Giovin se’ tu: nel cor, negli atti, in volto 205
Ben ti si legge, che di te presumi
Oltre alquanto il dover. Degli anni colpa
Il crederei; ma col venir degli anni
Scemar io veggio, anzi che crescer, senno.
L’error tuo d’oggi, giovanil trascorso 210
Pur vo’ nomar, benchè attempata mostri
Malizia forse.

Carlo.

E qual’error?

Filippo.

Tu ’l chiedi? —