Pagina:Filippo.djvu/38

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Carlo.

Padre, e fia ver, ch’anco innocente, ogni opra
Mi s’ascriva a delitto? È ver, che a lungo 230
All’Orator parlai; compiansi, è vero,
Seco di que’ tuoi Sudditi il destino,
E a te davanti i’ l’oseria pur anco;
Nè lunge tu da lor compiagner forse
Saresti, tu; dove a te noto appieno 235
Ferreo governo fosse, onde sì a lungo
Gemono oppressi da Ministri crudi
Superbi avari timidi inesperti,
Ed impuniti. In cor pietade io sento
De’ mali loro, nol niego: E tu vorresti, 240
Ch’alma volgar io di Filippo Figlio
M’avessi, o cruda, o vile? In me la speme
Di riaprirti alla pietade il core
Col dirti intero il ver, tropp’oggi forse
Ardita fù: ma che? T’offend’io, Padre 245
Nel reputarti di pietà capace?
Se del Rettor del Cielo imagin vera
la terra sei tu Rè; che ti pareggia