Pagina:Filippo.djvu/39

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A lui, se non pietà? — Pur s’io delitto
In ciò commisi, Arbitro tu mi danna 250
A qual più vuoi gastigo. Altro non chieggo,
Che di non esser traditor nomato.

Filippo

Nobil fierezza ogni tuo detto spira:
Ma del tuo Rè mal penetrar tu puoi
L’alte ragion, nè ’l dei. Nel giovin petto 255
Quindi frenar quel tuo bollor dovresti,
E quell’audace impaziente brama
Di, non richiesto, consigliar; d’esporre,
Quasi gran senno, il tuo pensier. Se il Mondo
Te sul maggior di quanti ha seggj Europa 260
Veder de’ un giorno, e venerare; apprendi
Ad esser cauto. Or piace, anco s’ammira
Baldanza in te, che grave biasmo allora
Ti fora poi. Tempo è, ben parmi, tempo,
Di cangiar stil .... Pietade in me volesti; 265
E pietà trovi; ma di te: non tutti
Degni ne son: dell’oprar mio me lascia,
Di me, giudice solo: a favor tuo