Pagina:Filippo.djvu/40

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Parlommi or dianzi, e non parlommi indarno
La Regina: Te degno ancor cred’Ella 270
Del mio non men, che del suo amor .... Tenuto
Del mio perdono a lei, più che a me sii.
Sperar frattanto d’oggi in poi mi giova,
Che stimar meglio, e meritar saprai
Mia grazia meglio. Or tu, Regina, vedi, 275
S’i’ mi t’arrendo; e se da te il mio Figlio
Non che scusare a ben’amar n’imparo.

Isabella.

...... Signor ......

Filippo.

Sì deggio, ed a te sola il deggio,
L’aver di mio sdegno oggi represso; e in suono
Dolce di Padre il mio Figliuol garrito. 280
Ben me ne torni: E tu grato sii molto
A lei: tu l’ama assai: molto ella spera
Di te ... Sua speme a non tradir tu pensa. —
E tu, perch’ei di ben più sempre in meglio
Vada, tu spesso il vedi ... a lui favella. — 285
E tu l’ascolta, e non la sfuggi ... Io ’l voglio.