Pagina:Filippo.djvu/55

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Chi lungamente insuperbì ne atterri.
Me difensor, me sorger fà dell’altra
Tua maestade offesa: a me tu spira,
Tu sovrumano ardir nel caldo petto; 170
Pari alla causa ardir. O della Terra
Tu Rè, pel labro mio ciò, ch’or ti dice
Il Rè de’ Rè, pien di terror tu ascolta.
Il Prence, Quei, ch’empio cotanto parmi,
Che nomar Figlio del mio Rè non l’oso, 175
Orribili dispregj, onde, non meno
Che i ministri del Cielo, il Ciel s’insulta,
Dall’impura sua bocca mai non resta
Di versar, mai. Le rie profane grida
Perfino al Tempio ardimentose inalza: 180
Biasma l’antico culto; applaude al nuovo;
E, s’ei quì regna un dì, vedransi a terra
I sacri Altar: vedrem calpesto, e infranto
Da sacrilego piè quant’or d’incensi,
E di voti onoriam: vedrem.... che dico?― 185
Se tanto pur la fulminante spada
Di Dio tardasse, i’ nol vedrò; vedrallo