Pagina:Filippo.djvu/57

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Di finto ardir. Libero dir che sia,
Odimi Rè, sì ’l vedrai tu: ben’altro
Ardir vedrai. ― Supposto foglio, accuse 210
Vegg’io tra lor discordi troppo. O Carlo
Di propria mano a parricidio infame
S’appresta; e allor co’ Batavi ribelli
A che l’inetto patteggiar? Soccorsi
A che de’ Franchi? A che la mal divisa 215
Con lor paterna eredità? Smembrato
Il proprio Regno a che? Ma s’ei pur volle
Far con sì vili mezzi a se il destino
Più mite, allora il parricidio orrendo
Perchè tentar? Perchè così tentarlo? 220
Imprender tanto, e rimanersi a mezzo;
Vinto, da che? S’Ei lo tentò in tal guisa,
Più che colpevol, forsennato il tengo.
Ch’alla vita di Rè vegliano a gara,
Benchè per amor nò, que’ ch’empie tanti 225
D’onori, d’oro, e sangue, ei nol sapea?―
Visto fuggir l’hai tu, Filippo? Ah! forse
Visto non l’hai tu che con gli occhj altrui.