Pagina:Fior di Sardegna.djvu/16

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sistevaper Lara all’infuori del giovine: aveva trascorso i più splendidi paesaggi d’Italia, aveva visitato le più belle e grandi città senza quasi veder nulla, gli occhi sempre immersi nel volto di Marco, la fantasia sempre rivolta a lui che pure le stava così vicino. E quando esso le indicava i panorami più incantevoli, i monumenti più famosi, essa li ammirava per contentarlo, perchè anche ammirati da lui, ma all’ultimo gli susurrava delle parole che parevano complimenti, ma che invece erano la più sincera espressione dei suoi sentimenti.

— Bello!... Bello!... Ma tu sei più bello!...

Lui sorrideva, la guardava forte negli occhi a lungo, e, se non visto, trovava ben anche il modo di ringraziarla con un lungo bacio del suo complimento, mormorandole:

— Lara adorata!.....

Dacché aveva conosciuta Marco, Lara, assai devota e pia per lo innanzi, si era scordata persino di Dio. Marco era il suo Dio; pensava sempre a lui, adorava lui solo, e dal folto lavorìo del suo pensiero ardente ne veniva esclusa qualsiasi altra idea, anche la memoria di Dio non vi si introduceva più così sovente. Una sera, a Roma, Lara disse ciò sorridendo a Marno. a poi aggiunse seria seria:

— Pare che Dio voglia vendicarsi del mio oblio! Oggi mi sento assai male e un presentimento mi dice che dovrò ammalarmi!... Sarebbe bella che morissi ora!...

— Taci! — rispose Marco, sfiorandole la bocca con una mano. — Se tu morissi, io la finirei in reclusione...

— Oh perchè?... — chiese lei, spalancando gli occhi.

— Perchè! Perchè se Dio si permettesse l’infamia di togliermiti, io l’ucciderei a revolverate.

Lara rise. Anche Marco, molto incredulo e scettico, rise un po’; ma guardando Lara, si accorse ch’ella era pallida e con le occhiaie, e si fece serio. La strinse fra le sue braccia e proseguì: — Ma no! Nessuno può togliermiti, nessuno, neppure Dio! io lo sfido a strapparti