Pagina:Fior di Sardegna.djvu/48

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— che sarai più contenta di andare là che a Cagliari? — Se fosse stata sana, Lara avrebbe certo preferito mille volte Cagliari; ma nella spossatezza languida della convalescenza le arrise più l’azzurro della marina silenziosa descritta dal Ferragna e rispose di sì. — Brava! — riprese Marco, — vedrai che me ne sarai grata. Guarirai e ti divertirai assai.

Lara sorrise e gli stese la mano in segno di ringraziamento, perchè in verità ella voleva guarire ad ogni costo. Marco però l’abbracciò e la baciò in fronte. Da molto non la baciava più, sicchè lei parve offendersene e diventò rossa.

Marco se ne accorse, non disse nulla, ma pensò che invero non conveniva baciare una ragazza di diciasette anni, per quanto la si sia baciata da bambina, e si propose di non più farlo. Però quel giorno solo sembrò accorgersi che Lara era ben cresciuta; sino a quel giorno l’aveva considerata ancora bambina, ma allora si avvide che da bambina Lara erasi fatta una vezzosa fanciulla e l’esaminò curiosamente come una nuova conoscenza. Ad un tratto trasalì e una nube gli passo negli occhi; notava la forte rassomiglianza resa più grande dallo stato in cui la fanciulla si trovava. Sì, così, nel suo vestito di cretonne quasi bianco, nel pallore del volto e nel languido abbandono delle manine di cera sulle ginocchia dimagrite, Lara pareva la cugina morta, allorchè languiva nella sua malattia. Marco non si stancava di guardarla; trovava la stessa espressione negli occhi grandi e pensosi, la stessa tinta di carnagione diafana, cerea, le stesse forme sottili, delicate, quasi la stessa fisionomia. Solo la bocca e i capelli differivano assai, ma questa differenza sfumava nell’insieme. Marco ne fu così sorpreso, che non potè a meno di dirlo a voce alta. — Che? — esclamò Lara con un pallido sorriso, — non te ne eri accorto? Eppure lo dicono tutti e anche tu mille volte mi hai detto che mi amavi assai perchè mi chiamavo Lara e rassomigliavo molto