Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/203

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LIBRO SETTIMO

1
Di Palestina in fronte, tra l’aurora
e ’l freddo carro, siede la gran massa
di Libano che Balte nebbie fora
ed a le piante de la Luna passa;
da l’irne sue radici manda fuora
le fonti Gior e Dan, ch’andar giú lassa,
formandone duo’ rivi, i quai non stanno,
ma fra sé discostando abasso vanno.
2
Van giú distanti e piú tra lor si stringe
la terra piú eh ’avanti portan Tonde;
fin ch’affrontati ornai, l’un l’altro attinge,
facendosi, di quattro, sol due sponde;
con un sol fiume un nome ancor s’avvinge,
detto Giordano, dove giá T immonde
e brutte coscienze, poco inanti,
lavò Battista e dielle al Re dei santi.
3
Ma non va molto per Toblique rive
che ’n grembo a Galilea le braccia ispande,
e fassi un lago, ch’altri mar descrive,
che come il mare ha Tonde poco blande:
poi quinci ancor si parton Tacque vive,
calando a farne un altro assai piú grande,
il qual di forma lunga, d’ogn’ intorno,
è di cita, di borghi e ville adorno.