Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/204

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4
Tiberia vi è fra l’altre, onde s’appropia
quel lago il nome, e n’ebbe Erode cura.
Or mentre un giorno il volgo qui s’accopia
inanzi a Chi salute gli procura,
ch’or, di duo’ pesci e cinque pani, copia
fe’ tal eh’ a cinquemillia fòr pastura,
come vezzoso ed invaghito tiene,
né vuol che da lui parta il sommo Bene.
5
Ma Cristo benedetto, c’ ha non presta
men la ragion che’ scribi la stolticcia,
i quali aver devrian in sé molesta
l’invidia ornai, la rabbia e la tristiccia,
sottrarsi alquanto vuol, ché manifesta
sia la virtú cedendo a la maliccia:
una barchetta, ch’ivi nel suo nido
dormia, fa ornar per gire a l’altro lido.
6
E mentre l’arma Pietro con Giovanni,
ecco una volpe che, d’agnel vestita,
tirollo leggermente per li panni
drieto a le spalle, e con la fronte attrita
disse: — Maestro mio, non per affanni
ch’abbian ad esser, mai verrá ch’ardita
mia voglia non vi sia seguirvi ovunque
andrete. Or car vi sia ch’io vegna dunque! —
7
Cui rivoltato il fiume di modestia,
risposta occulta a l’ammantate colpe
le die’ di morso tal, di tal molestia,
che d’altro la fe’ dòr che d’ossa e polpe:
ché, mentre degli ucelli e d’una bestia
de l’altre falsa piú, com’è la volpe,
recò l’essempio, c’han suoi nidi e cave,
ed esso no, la tenne fuor di nave,