Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/212

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36
E s’anco di cotesto albergo vuoi
che pur n’usciam, qualch’altro ne concedi,
qualch’altro seggio, non di questi tuoi
eletti e del ciel nostro fatti eredi,
ma per tua gran vertú permette noi
entrare in quelli porci, che lá vedi! —
Iesú, per trar quei gaderani a fede,
bestie si lorde agli demòn concede.
37
Stavan da venti e piú villani lunge
quanto puotean, guatando d’alto a basso.
Come fanciulli, cui gran téma punge
mirando l’orso che, legato al sasso,
quando col morso altier quando con l’unge
fa dei troncon, che ’l batteno, fracasso,
or fuggon tutti, or stan, or fuggon anco,
né del timor la brama gli urta manco:
38
il simile facean gli spaventati
pastor, mentre vedean quelle due tigri,
quei duo’ destrier salvatichi e sboccati,
sotto la santa man non lenti e pigri.
Alfin veggono i porci lor turbati
pigliar subita fuga, i quai, de’ nigri
giá spirti de l’inferno enfiati e grossi,
verso del vicin poggio si son mossi.
39
Tant’ infernal insania gli urta e caccia,
che, giunti a la pendice d’un mont’alto
dissopre al mar da mille mille braccia,
tutti ad un tempo preser un gran salto.
L’onda, che di lá giú quel peso abbraccia,
levasi con rumore al sommo smalto:
colá s’aventan quelli a riparare
l’armento non piú lor, ma ben del mare.