Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/225

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88
Né del digiuno in voi né de l’orare
alcun segno mostrate come noi,
a’ quali non men piace il digiunare
che li conviti e mense a questi tuoi.
Dicato a’ santi prieghi abbiam l’altare:
orar tu nondimeno a quel non vuoi,
e se talor (benché di rado) vi ori,
né guardi al ciel né molto vi dimori. —
89
Cristo verace, che dal ciel dissopre
la fé portò con seco in bianco velo,
ora d’ipocrisia (ch’anch’ella copre
il negro a bianco, ma mentito, pelo,
ché crede per le sue lodevol’ opre
deggiane riportar corona in cielo)
ne ride onestamente, e poi s’attrista
del puoco frutto in lor di Gian Battista.
90
Il qual d’ottimo grano seminava
le conscienze lor, ma le zizanie
sopra spargea la sinagoga prava
degli statuti e farisaiche insanie:
ma caderá ne la medesma cava
fatta da sé, ne’ suoi lacciuoli e panie,
ch’ove si crederá d’aver calcato
Iesú nel popol, quel fia piú levato.
91
Per dunque sottoporre l’empia speme
che s’ha ne le stess’opre a l’aurea fede,
parlò Iesú, dicendo: — Ahi! molto estreme
van vostre openion, c’han ficco il piede
in cure sciocche e d’intelletto sceme,
per cui l’uomo a se stesso troppo crede,
come fosse ’l digiuno e l’altre molte
vostr’opre di salvar cagioni sciolte.