Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/60

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Corre a mirarlo la famiglia, e a quello,
che ’nsieme d’allegrezza piagne e ride,
in dito han messo il consueto anello,
la stola indosso, ed un vitel s’uccide
(ch’a gran turba saria poco un agnello);
e ’n capo del convivio egli s’asside,
ov’a piú suo diporto tuttavia
danzasi a vario suon di melodia.
6q
Ecco fra tanto il suo fratei maggiore
d’un poder lor s’abbatte far ritorno;
sente che ’n casa è insolito rumore
e vedevi adunar tutto ’l contorno.
Domanda la cagion pien di stupore;
la qual intesa, parvegli gran scorno:
muore d’invidia e come un ceppo stassi,
col core amaro e gli occhi a terra bassi.
7 °
Il padre, che tardar su l’uscio il mira
cosi turbato in vista e dispettoso,
presto s’avede ch’egli è colmo d’ira
ed a pietá ver’ suo fratei ritroso.
Pur scende ad introdurlo, e mentre ’l tira
per mano leggermente, quel, sdegnoso,
con atti e con parole gli dichiara
esser la grazia tra fratelli rara.
7 1
Per che superbamente si gli oppone,
improverando ch’abbia in grazia preso
quel, strazio de le cose lor piú buone,
prodigo suo figliuolo, il qual, ripreso
da lui e dagli amici e da ragione,
sempr’ebbe ogni consiglio vilipeso,
ed ora ornato sia d’anella ed oro,
quinci con l’armonia, quindi col coro;