Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/61

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e ch’antiposto gli abbia un ingrassato
ed integro vitel fra gli altri eletto,
e che concesso a lui non mai sia stato
per apporlo agli amici un sol capretto,
avegna ch’abbia sempre avuto grato
stargli sopposto infin da parvoletto
e che, di quanto diffalcò queU’altro,
esso accresciuto avea fedele e scaltro.
73
Rispose l’uman padre: — Non. figliuolo,
non t’adirar cosi contra ’l dovere:
tu sempre meco se’ né un capriuolo
ma ’l poder nostro è tutto in tuo potere.
Dimmi, non dèi gradir s’i’ mi consolo
di qualche onesto corporal piacere?
Or maggiormente noi gioir dobbiamo
che ’l perduto fratei trovato abbiamo. —
74
Cosi l’alto celeste Padre eterno
risponde al primo suo figliuol giudeo:
che non però gli è tolto il ben paterno,
se campar vuole il figlio non ebreo,
lo qual stava co’ porci de l’inferno,
si del ben privo come del mal reo;
anzi sen goda, ché ’n salute d’elio
ucciso fu l’empireo suo vitello.
75
Passati eran giá i mesi, ch’Isabetta
non va dal parto suo lontana molto.
Maria sen torna a l’umile casetta
ove ’l consorte suo d’aver giá sciolto
con lei del matrimonio il groppo aspetta;
ma tosto il cor gli cadde non che ’l volto,
perché, anzi ’l dato anello si feconde,
s’accorge esser lei piena, né sa donde.