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chiotto, e il divino Bacco, con le quali tre divinità fecero sempre l'occhiolino le sorelle eliconie con tutta la loro assai mitologica castità.
Coronati di fiori e mirto sedevano a convito.[1] Cenando ascoltavano i poeti e i musici.[2]
Si beveva all'amico, all'amica, al nobile commensale, e spargevano rose come nei triclini così nelle taverne.
Cantava Orazio :
Deh, un brindisi abbia la nuova luna,
abbiasi un brindisi la notte bruna,
che del suo stadio metà già fende;
brindisi l'augure Messala attende.
Da' vasti calici, corri, o valletto,
tre o nove a mescere tazze ti affretto.
Nove osa chiederne l'ebro cantore
amico a le impari aonie suore ;
tre sole Eufrosine stretta a le ignude
germane, e placida l'anfora chiude.
Matteggiar piacemi. Niuno ispira
la frigia tibia ? Perchè la lira,
perchè le armoniche fistole argute
dal muro pendono neglette e mute ?
Sempre ebbi in odio destre oziose,
comincia a spargere, su via, le rose
Che il pazzo strepito spandasi e l'oda
Lieo, e che invidia il cor gli roda,