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Pagina:Francesco Sabatini - Il volgo di Roma - 1890.pdf/262

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248 Francesco Sabatini

’arilevacce» e più oltre dice «ficcherò er naso dove nu sta bene a metteccelo, a costo puro si me l’avessero d’acciaccane. Le botte nun me fanno paura perchè so’ avvezzo a pijalle e dà pe’ ricevuta tant’antre chiacchiere».

Da ciò risulta chiaro che Rugantino è un personaggio nato dall’immaginazione beffarda dei nostri popolani per rappresentare il guappo (direbbero i napoletani) che grida grida, ma poi ha sempre la peggio.

Rugantino è lo spadaccino di ottant’anni fa; grande attaccabrighe, smargiasso e millantatore all’eccesso, ma soprattutto poltrone. Talvolta fa il capo degli sbirri, e quando viene ad arrestare qualcuno, se il colpevole gli sfugge, prende per il petto un innocente; e se qualcuno si attenta ad impedirglielo, minaccia allora di colpire e carcerare tutti alla rinfusa. La scena termina per il solito con un tafferuglio generale, da cui Rugantino scampa sempre in uno stato compassionevole, esclamando con quel po’ di arroganza che gli è rimasta: «Me n’hanno date, ma je n’ho dette!»[1]

Anche Zanazzo, che nel 1884 rappresentò la maschera di Rugantino nel carnevale romano, narrando un episodio della sua gita a Milano[2] si esprime così: «..... er sor Ardighiella,[3] lo possino scannallo, nun me dava gni tanto fastidio a Checca mia! Ab-

  1. Cfr. Maes, Curiosità romane, III, 13.
  2. Cfr. Zanazzo, Rugantino a Milano, p . 19.
  3. Maschera palermitana.