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| 250 | Francesco Sabatini |
Alcuni credono che questo personaggio debba farsi discendere dal Miles gloriosus di Plauto,[1] perchè appunto in questa commedia si trovano delle scene che si adatterebbero forse al nostro Rugantino. Nel Miles gloriosus di Plauto trovasi adunque Pirgopolinice, un soldato spaccone, che con un soffio disperde i nemici «quasi ventus folia, aut panniculam tectoriam» (at. I), che con un pugno spezza una zampa ad un elefante e che in Cilicia uccide settemila uomini. È da notarsi che se la sua spada non avesse rintuzzato, in Cappadocia avrebbe stesi sul terreno 500 soldati ad un colpo; insomma di Pirgopolinice «omnes mortales sciunt, egli solo «in terra vivere virtute, et forma, et factis invictissimis» (at. I), e le donne gli corron dietro dimandandosi se sia Achille; cosicchè egli tediato di tante dolci vessazioni esclama: «Nimia est miseria pulchrum esse hominem nimis!» (at. I). Tuttavia il suo servo, Palestrione, sa per prova che il suo padrone è un «gloriosus impudens, stercoreus, plenus perjurii atque adulterii», e per di più è da tutti deriso per dove egli vada (at. II). A questa spudorata impudenza
- ↑ Cfr. Mezzabotta, Il congresso delle maschere a Roma, p. 18. Anche il Ferrigni (Yorick) nella sua Storia dei Burattini (p. 57), dice: «... e il vecchio Manducus che digrignava i denti e minacciava di mangiar vivo vivo il suo interlocutore esterrefatto, non è altri che il nostro Rugantino, alle cui terribili spavalderie tremano oggi i fanciulli sulle ginocchia della balia, come a tempo di Giovenale tremavano i bimbi romani in grembo alla mamma.»
In gremio matris formidat rusticus infans.