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Pagina:Francesco Sabatini - Il volgo di Roma - 1890.pdf/51

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La lirica nei canti popolari romani 45


Il Zanazzo riferisce la seguente variante:

O rondinella, che ppassi lo mare,
Ferma, te vojo dire due parole:
Damme ’na penna da le tu’ ale,
Pe’ scrivere ’na lettra a lo mi’ amore.
E ddoppo che l’ho scritta e ffatta bbella;
Tu famme l’imbasciata, rondinella;
E ddoppo che l’ho scritta e ssiggillata,
O rondinella, famme l’imbasciata.[1]

Questo esastico con la ripresa, in cui mancano i particolari di scriver la lettera col sangue e di sigillarla col cuore, discende dalla lezione toscana che qui riportiamo:

O rondinina, che vai per lo mare,
Fermati un poco, e ascolta due parole:
Dammi una penna delle tue bell’ale,
Che scriver vo’ una lettera al mio amore.
E quando l’avrò scritta e fatta bella,
Ricordati di me, o rondinella.[2]

In molte varianti romanesche, da me raccolte, si osservano, dopo le tracce dell’ottava originale, delle appendici, alcune delle quali appartengono certamente ad altri canti. Eccone un saggio: a)

Esse lo trovi a lletto a rriposare,
O palomba, riposati tu ancora.

  1. Zanazzo, Aritornelli romaneschi, p. 73.
  2. Tommaseo, p. 203, c. 10.