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Pagina:Francesco Sabatini - Il volgo di Roma - 1890.pdf/57

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La lirica nei canti popolari romani 51


Ma altri ha già fatto un’analisi più accurata su questo canto, ed ivi rimandiamo il lettore.[1]

15.

Si lo sospiro avessi la parola,
Che bbell' imbasciatore che ssaria!
A lo mi' amore manneria la nova.

S. Z.

La origine di questo elegantissimo ritornello si deve certo ad un canto siculo, di cui non fu raccolto, o si perdette, l’esempio; ma ne rimasero lezioni intermedie nelle provincie meridionali . Riferiamo un tetrastico di Napoli:

Si lo sospiro avesse la parola
Che bbello ' mbasciatore che sarria!
Sarria l'ambasciatore de ' sto core,
Portarria l'ambasciata a ninno mio.[2]

Da siffatta analisi, che potrebbe proseguirsi indefinitamente, risulta che tutto il lirismo della poesia popolare di Roma appartiene alla Sicilia, o alla Toscana: le due fonti principali della nostra letteratura; ciò pertanto non toglie che, specialmente negli stornelli, Roma abbia dei canti propri, che esprimono l’indole dei nostri popolani.

Ma, Dio mio, quali canti! Essi riflettono sventuratamente tutta la rozzezza di quegli animi incolti, nei quali prevale la materia allo spirito, nei

  1. D'Ancona, La poes. pop. it., p. 208.
  2. Casetti-Imbriani, II, p. 32; Gianandrea, p. 109, c. 39.