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Pagina:Francesco Sabatini - Il volgo di Roma - 1890.pdf/59

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La lirica nei canti popolari romani 53

                                        Fiore de latte,
Si mm' hai lasciať' annà' vvatt' a ffa' fótte,
Trovete ' n' antr' amant', e bbuggiaratte;[1]

o vi troviamo un’ironia beffarda, talora non ispiacevole:

Pe’ ’l vicolo der Moro[2] che cc’è ’r mèle.
C’è lo spasseggio de le sigherare,[3]
Che sse ne vanno co’ l’amato bbene;

o vi traluce quella satira, per cui il romanesco è famoso:

                                        Fior de patate,
Circoli e bbaricate so’ ffinite:
Cor mèle cominciò, ffini a ssassate;[4]

o vi si racchiude un aspro sarcasmo:

                                        Fiore de lino,
Quando rimiro il tuo volto sereno,
Vedo la cinicella der cammino;


  1. Traggo questi ritornelli da una raccoltina compilata dal pittore Giuseppe Gnoli nel maggio del 1867, col sussidio di una sua lavandaia; in quel tempo egli teneva lo studio presso la piazza della Consolazione. La raccolta la ebbi in dono dal suo fratello prof. Domenico Gnoli nell’ottobre del 1876, e spesso me ne son valso nella pubblicazione di canti popolari. Noto questo, perchè non vi sia dubbio sulla genuinità dei canti addotti ad esempio.
  2. Contrada nel Trastevere.
  3. Lavoranti alla fabbrica dei sigari, ch’è nel Trastevere.
  4. Si allude all’effimera Repubblica romana del 1849.