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Dopo che Papa Gregorio IX ebbe scritto Francesco nell'Albo de' Santi, comandò che il luogo dov'egli riposa nominassesi Colle del Paradiso. D'allora in qua non vi fu onore così grande che paresse bastante a quel vile mendico: a' popoli tornò a memoria il suo amore, e vollero rendere a lui più che egli dato lor non avesse. E come egli non ebbe nè casa nè tetto, e non volle servitù, osì dovea fabbricarglisi una magione tanto nobile quanto il palazzo che aveva sognato da giovane; e dovea vedere ai suoi servigi quel più che v'era di eccellente fra gli artisti cristiani.
La Chiesa Cattolica stima per ordinario di aver degnamente onorato i suoi santi quando ha messo i loro corpi sugli altari d'una chiesa che si nomina da essi. Per il Povero d'Assisi bisognò prima di tutto scavare la roccia a maravigliosa profondità per mettere in salvo quel corpo dai furti di reliquie che a quel tempo erano sì spessi. Dovè farsi prima una Chiesa sopra la sua tomba per accogliervi i Pellegrini che a schiere vi accorrevano; e più su farsene un'altra per pregarvi più vicino al cielo. I quali due edifizii furono inalzati da un tal Jacopo, creduto tedesco dal Vasari, ma di origine italiano, come han poi ritrovato i moderni storici e biografi; e da Italiani fu sempre continuato il lavoro, sì nell'architettura che ne' dipinti e freschi che l'adornano. E il sommo artefice per dare più efficacia all'idea cristiana che caldeggiava nel suo cuore, si aiutò di ogni argomento dell'arte gotica, e di tutte le tradizioni simboliche del Cristianesimo. E invero, per ciò che concerne gli ornamenti, dipinti nella chiesa sotterranea, come nella superiore di S. Francesco, non v' ha dubbio ch'essi non sieno opera d'Italiani, giacchè furono condotti dagli allievi di Cimabue e di Giotto. L'insieme del tempio accenna ad altezza morale di arte, ed, a sante e serene ispirazioni cristiane. Que' meandri, que' ghirigori, quelle fettucce che rinquadrano, e i pennacchi delle crociere, e i maravigliosi spartimenti di Giotto, e i sottarchi delle navate, manifestano eleganza e varietà che armoniosamente si legano ai fondi azzurri delle arcate, in cui fra stelle d'oro campeggiano i Santi del maestro e dell'allievo, ai quali dobbiamo il rinascere dell'arte italiana.