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intorno al sepolcro di s. Francesco: niun santo forni agli artisti degli ultimi seicento anni più calde ispirazioni del fondatore de' Minoriti, dell'Apostolo della povertà. Nè solamente i quasi contemporanei, come Giotto e suoi scolari, od i venuti subito dopo, come i Bellini di Venezia, Francia di Bologna, e la pia famiglia de' Pittori Umbri, e il beato Angelico, e lor degni continuatori gl'ispirati da Savonarola aventi alla testa fra Bartolomeo, ma gli stessi coloritori che voglionsi dire naturalisti (perchè mal seppero levarsi oltre la materiale rappresentazione del vero fisico), discepoli degeneri di Michelangelo, imitatori della terza maniera di Raffaello; per fino gli scolari de' Caracci, fatti piuttosto per pingere Veneri e Sibille (n'eccettuo l'ascetico Dominichino), cercarono e trovarono nel Santo di Assisi una miniera feconda, inesausta d'ispirazioni felici; e l'ampolloso seicento presentò nella storia delle arti, già tutta frondosa e lasciva, lo strano fatto d'un insigne maestro, vo' dire il Cigoli, che consecrò vita e pennelli a trattare su tela un soggetto unico senza mai stancarsi di ripeterlo in fogge sempre variate; in quel ristretto campo, nel quale avea volontariamente imprigionato i voli della sua fantasia, creando capilavori. Questo soggetto fu S. Francesco nel punto di ricevere le sante stimate.
Ciò è alcerto gran vantaggio per l'arte; ma il mirabile è nel progresso compiuto dell'arte stessa; conciossiachè le nuove istituzioni religiose e sociali portate fra mezzo le genti dal santo Italiano, riscattarono l'arte dall'antica schiavitù, e la temperarono a nuovi atteggiamenti di bellezza.
E primo ad interpetrare quel periodo fu Cimabue, il fondatore della nuova scuola pittorica italiana. Ei dà le spalle al culto delle greche immagini e a tutto quanto è prodotto dell'arte pagana fino allora in omaggio universale: scuola solida alla crescente gioventù, che riteneva, quasi seconda fede, nel tempio della famiglia. E se l'insigne florentino n'è dessa alcuna fiata cultore, lo è solo nelle forme nobili ed amorose e vere, come uscite dalle mani stesse di natura; ma ne respinge generosamente l'idea inviziata e terrena. Infatti lo sfoggio del nudo,