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(Nota I.) Quanto fosse innamorato Francesco di questa virtù della santa povertà, lo dice l'Orazione in lode di lei che leggesi latinamente fra i suoi opuscoli, e della quale dice l'Ozanam ne' Poeti francescani: «Pigliate tutti quanti i poeti del Medio-Evo, e non troverete un canto più ardito, e parole più infocate di questa preghiera del penitente d'Assisi.» Noi la diamo qui recata in italiano, valendoci della gentile versione del P. Frediani: —
«Mostrami, o Signore Gesù, le vie della tua dilettissima povertà. Io so che il Vecchio Testamento fu figura del Nuovo. Facesti promessa agli Israeliti di dar loro qualunque luogo avessero calcato co' piedi e calcare vale avere in dispregio. La povertà tutto calca, dunque di tutto è regina. Pietà di me, o mio dolce Signor Gesù Cristo, pietà di me e della povertà nostra Signora; poichè io per lei languisco di amore, nè ho posa senza di lei: e tu lo sai, o Signore, che me ne innammorasti. Ma ella siede nell'amaritudine, rigettata da tutti; divenuta quasi vedova donna, la signora delle nazioni; vile e dispetta la regina delle virtù: seduta nella immondezza si lagna che gli amici suoi l'abbiano dispregiata e le sian divenuti nemici; non più suoi sposi, ma adulteri. Osserva, o Signore Gesù, essere la povertà regina delle virtù, in quanto che tu, lasciate le sedie degli angeli, scendesti qua giù a disposarti con lei in vincolo di perpetua carità, e generare in lei, di lei, e per lei, figliuoli perfetti. Ed ella ti fu tanto fedele e indivisa, che fino da quando eri nel seno materno ti offerì i primi suoi omaggi, essondochè