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pea, ed alle concordie di città e signori. Onde Sisto IV, pieno dello spirito del Signore, scriveva: «Questi due Ordini, símili ai due primi fiumi dell'Eden, hanno inaffiato il terreno della Chiesa universale colla loro dottrina, colle loro virtù, e rendonlo ogni di più ferace; sono i due Serafiní, ch'elevati sulle ali della sublime contemplazione e dell'angelico amore; col canto assiduo delle lodi divine riportano senza posa nei granai della Chiesa i ricchi covoni della pura messe delle anime ricompre dal prezioso sangue di Cristo: sono le due trombe di cui si serve il Signore per chiamare i popoli al convito evangelico [1].»
Nè la missione de' due nuovi Ordini si restrinse solo nel ciclo religioso e civile, ma come vedremo a suo luogo più ampiamente, spinse il movimento del pensiero colla voce potente di suoi mirabili figli, ad elevato orizzonte, tanto nella ragion filosofica, che nella letterata e nell'artistica. E san Tommaso, domenicano; e , francescano, grandi teologi che fiorirono intorno alla metà del secolo decimo-secondo, diedero senza dubbio (molto più che non i primi poeti) alla coltura Italiana quella spinta, quell'andamento progressivo, che non cessò più per tre secoli, e che la fece primeggiare fra tutte le contemporanee.
Come tutti i grandi e robusti riformatori dell'umanità, Francesco tendeva a far passare nel mondo esterno l'intimo suo sentimento, e ridurre ad effetto il proprio pensiero al quale fine volle istituire pe' suoi frati, una Regola tutta in opposizione alle massime del mondo. Laonde presentatosi a Papa Innocenzo lo supplicò per la istallazione del suo Ordine. Il Sovrano Pontefice avvisò sotto quella povera cocolla le sembianze che avea sognate la notte antecedente, quelle cioè del Povero che colle spalle facea sostegno alla cadente Basilica Lateranese; e nella semplicità di Francesco ne conobbe ed intese la potenza. Esitò per altro dapprima a confermar la regola, perchè tante annegazioni e sì smisurata povertà gli parea cosa superiore alle forze di uo-
- ↑ Bolla di Sisto IV