Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/142

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136 libro secondo

     100 Quivi il Dolor gridante e non mai stanco,
quivi il Catarro con la gran cianfarda;
l’Asma, la Polmonia quivi eran anco.
     L’Idropisia quivi era grave e tarda,
di tutte Febbri quel piano era pieno,
105quivi quel Mal che par che la carne arda.
     Sí d’ammirazione io venni meno,
ch’arei laudato l’error d’Origene,
se non che Fede a me tirò il freno.
     Dice che l’alma, che nel corpo viene,
110è un dimonio, il qual Iddio rinchiude
dentro alla carne sol per dargli pene.
     E però il corpo umano è fatto incude
di tutti i colpi che ’l mondo saetta,
perché di sua superbia si denude.
     115— Sta’ fermo su la Fede, ch’è perfetta,—
disse Minerva, che, senza mio sermo,
vedea l’opinion, ch’i’ avea concetta.
     Ed io a lei:— Perché nel corpo infermo,
subietto al cielo e brutto e tanto vile,
120che tanto o poco piú è vile un vermo,
     l’anima nostra, ch’è tanto gentile,
Dio la rinchiude ed in lui la trasfonde?
Trovò piú miser loco o sozzo o vile,
     ove materia in nulla corrisponde
125alla sua forma? E però maraviglio
che l’anima del corpo si circonde.—
     Come si schiara il padre verso il figlio,
che si rallegra quando egli ha ben detto,
cosí la dea ver’ me rallegrò il ciglio.
     130E disse:— Se ’l volere e lo ’ntelletto
con vostra carne fosse insieme unito,
il vostro arbitrio saria al ciel subietto.
     E s’egli fosse dal cielo impedito,
non ritrarria la carne, che rimove
135spesse fiate dal vano appetito;