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Monsù de Piles, nel Compendio delle vite dei pittori, edizione II, libro VI, a 397. Jacob Campo Weyerman, nella parte I dice che ei nacque nel 1564 e non nel 1567, come pure scrive il Sandrart, e che morì in Amsterdam nel 1647, in età di anni 80.

Abramo Bosse o Boss di Tours, superò coll’acquaforte molti rinomati intagliatori in Parigi. Intese bene l’architettura, e diede vari libri alle stampe, come potrai vedere nella parte III, tavola II. Sandrart, a 290. Monsù Daviler nel suo libro intitolato Corso di architettura ecc., parlando di Abramo Bosse, dice che non solo fu intagliatore, ma che scrisse ancora sopra l’architettura, specialmente sopra alla voluta ionica, a 50, e pubblicò colle stampe le opere di Desargues, a 242. Monsù Filibien, libro III, a 291, nella Vita di Jacopo Callott, dice che questo artefice diede al pubblico la ricetta di fare la vernice dura per intagliare all’acquaforte, che sino allora era tenuta segreta da coloro che facevano gli strumenti. E lo stesso Filibien, libro IV, a 285, nella sua Vita, oltre a molte cose dice che questo artefice sapeva adoperare l’acquaforte e il bulino di una maniera particolare e graziosissima. Florent Le Comte, nel suo libro intitolato Gabinetto di quadri, statue e stampe ecc., libro I, a 146, ponendo la sua marca a 138, che è la seguente [monogramma] ovvero [monogramma], e nello stesso libro, a 190, nel catalogo delle le stampe di Marot pone alcune sue fabbriche intagliate dal suddetto Marot.

Abramo Van Diepembeck di Bosseduc, superati tutti quelli che al suo tempo avevano dipinto sopra i vetri, passò alla scuola del Rubens, e in poco tempo dipinse favole e storie copiose, come si può vedere dalla stampa del tempio delle Muse, intagliato l’anno 1663 da Cornelio Bloemart, e da altre intagliate dal Mattamio ovvero Mattam. Sandrart, a 314. Abraham Diepersbeclz, scrive il Baldinucci nella Vita di Cornelio Bloemart, decennale III, della parte I, del secolo V, a 239. Lo stesso nel decennale IV, della parte I, del secolo V, a 379. Scrive Abramo Van-Diepembecck nacque a Boscoduca, quivi esercitò per lungo tratto l’arte del dipingere il vetro, nella quale si fece superiore ad ogn'altro del suo tempo. Datosi poi a dipignere di ogni cosa universalmente, sotto la scorta del Rubens, si fece grande onore colle opere sue, tenendo sua stanza in Anversa, dove viveva l’anno 1661. Monsù de Piles, nel Compendio delle vite dei pittori, edizione II, libro VI, a 420. Jacob Campo Weyerman, nella parte I, non dice né l’anno della sua nascita, né quello della sua morte.

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Abramo Giansoni (Janszen), fu de’ primi pittori di Anversa nel dipignere gran quadri di storie sacre e profane. Se l’amore di bella fanciulla, che poi conseguì in consorte, non avesse fermato il bel corso ai suoi eruditi pennelli, che dopo si videro insulsamente languire, al certo non averebbe la sua gloria perduto quel gran lustro che in gioventù si era acquistato. Sandrart, a 293. Questo artefice dopo di avere ottenuto in consorte la tanto da lui desiderata fanciulla, lasciò da parte la sua professione, non pensando ad altro che a spendere il suo per darsi piacere e bel tempo. Ma questo genere di vita lo ridusse ben presto in povertà, e in vece di adirarsi contro di se medesimo, e contro all’ozio a cui si era dato, andava esclamando contro alla poca giustizia che gli pareva fosse renduta al suo merito. Entrato per tanto in gelosia della fama del Rubens, lo sfidò, proponendo alcuni per dar giudizio delle loro opere quando fossero terminate. Ma Rubens, senza voler accettare la disfida, gli rispose che di buon cuore gli cedeva, e che il pubblico sarebbe stato quello che gli averebbe reso giustizia. Monsù de Piles nel Compendio delle vite dei pittori, edizione II, libro VI, a 399. Jacob Campo Weyerman, nella parte I, scrive Abrakam Janszen, ma non dice niente né della sua nascita, né della sua morte.

Achille Calici bolognese, scolare di Prospero Fontana. Veduto che ebbe una tavola di Lodovico Caracci, s’invaghì tanto di sì grandiosa e corretta maniera, che sempre seguì quella scuola, predicando per tutto, solo in quella ritrovarsi il vero modo di dipignere. Solea però quel buon vecchio di Prospero Fontana di ciò inconsolabilmente dolersi; ma poté insieme rallegrarsi della presta morte seguita poco dopo dell’ingrato discepolo. In Bologna non vi è altro di sua mano, che nella chiesa di Sant'Arcangelo un S. Michele Arcangelo, e un Raffaello e Tobbia, laterali all’altar maggiore. Malvasia, parte III, a 577. Fioriva nel 1600. Masini, a 612.