Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/118

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
112 libro secondo


dell’argento. E questa incuria giunge a tanto, che fra noi si vede una moneta di maggior peso valere la metá d’una che n’ha meno; tantocché a monete «rappresentanti», quali furono quelle di cuoio, pare che siensi ridotte. E bisogna ben dire che i disordini nel nostro Regno fossero pervenuti ad incredibile grandezza, giacché con tante prammatiche particolari si dovette nel secolo passato dar riparo alla falsificazione del rame. Per fare un cosí meschino guadagno, conveniva che fossero liberi da qualunque timore gli scellerati; e che tali veramente erano, e lo narra la storia e lo palesa il numero grande delle leggi fatte loro contra, la moltitudine delle quali è sempre una pruova della loro inefficacia.

Da questa qualitá del rame molti deducono che sarebbe utile ad averlo per moneta numeraria; e certamente meglio pensano costoro che quelli i quali della moneta immaginaria d’argento, come d’usanza utilissima, sono scioccamente ammiratori. Ma io non so se neppure dal rame questo potrebbe ottenersi. Via, poniamo che noi, come gli spagnuoli co’ reali contano, contassimo con grana e tornesi. Di grazia, che ne verrebbe egli mai di buono? In prima io domando: sarebbe fisso per legge quante grana vale un ducato, o no? Se si risponde che sí, egli è evidente che questo conto in moneta invariabile è svanito: perché, sempre che un ducato vale cento grana, lo stesso è contare con grana che con centinaia di grana; né so in che nuocerebbe usare una voce sola ad esprimere questo centinaio. Questa voce «ducato» è di bel suono, non aspra, non difficile a ritener a mente: dunque perché non s’ha egli da usare? Or, volendo la legge che il ducato vaglia sempre cento grana, l’argento divien moneta di conto, e non piú il rame. Ma io ho dimostrato che l’argento è di valor variabile. Dunque, finché il rame è avvinto e legato dalla legge all’argento, sará da esso tratto dietro in tutte le sue mutazioni. Né si può dire che il rame, non avendo cagione di mutar il valore, per non esserne cresciute le miniere o l’uso, non seguirá gli urti e le vicende dell’argento, il quale o per nuove miniere o per novello lusso o per statuto di principe ha variato: mentre, ove la legge