Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/128

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122 libro secondo


conosciuti; onde sembra piú da desiderare che da sperar questa cosa. Ma io non ne dispero ancora, fidato sulla virtú del principe che ci governa.

Nelle cose della politica non è come nell’altre scienze, che sempre si vanno di dí in dí migliorando: esse non hanno continuata progressione. Quando la divinitá fa agli uomini il maggiore de’ suoi doni, dando loro un principe di straordinaria sapienza e fortezza, si ordina uno Stato: morto lui, siccome passano molti secoli prima ch’egli abbia un degno successore, le cose non migliorano piú, e appena s’ottiene che lentamente e non a precipizio si vadano corrompendo. Né da’ ministri inferiori, ancorché virtuosi, è da sperar cosa alcuna. Sono essi troppo distratti dal timore e dal desio di loro privata grandezza; e le grandi imprese, se non sono sostenute da chi è superiore all’invidia e alla malignitá, rare volte riescono; e, sempre che si sbagliano, sono funeste a quell’onorato ministro, che le avea promosse o consigliate.