Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/242

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236 libro quarto


ed ammucchiato. Di ciò ha sapientemente ragionato il Locke; ma di somigliante difetto mi pare non potersi il nostro Regno dolere.

II. Le fiere e i mercati grandi. In essi si fa gran giro in un punto, e spesso senza denaro nessuno, stante la presenza di tutti i contraenti. Per favorir le fiere, conviene dar qualche esenzione di dogane, essendo sempre maggiore la valuta d’una mercanzia in fiera che non portata a dirittura a’ luoghi dello smaltimento; e principalmente nel Regno di Napoli, che, essendo quasi un promontorio in mare ripieno di porti, è per ogni parte accessibile con piccola spesa.

III. I contratti «alla voce» sono salutevoli ad un paese per promuovere la coltivazione, quando la «voce» è ben messa; e il pagar gli operai piú con merci che col contante sará preggevolissimo, quando non sieno oppressi e maltrattati.

IV. Il buon regolamento de’ dazi è manifesto essere utilissimo al regolato corso del denaro. Così, se i pagamenti, che si fanno finita la fiera alla dogana di Puglia nel maggio, quando per lo caldo è abbandonata, si facessero il novembre, si ruinerebbero i padroni delle gregge. S’hanno dunque a mettere i dazi in modo, che chi gli ha da pagare si trovi sempre col denaro alla mano. Né sarebbe indegno della cura del principe il fare che i tributi fossero in parte esatti in quelle merci che egli ha necessitá di comprare. Un principe, che dá centomila tumoli di grano alle sue truppe, quando gli compra col contante raccolto da’ tributi, aggrava i padroni de’ terreni come se n’esigesse centotrentamila; e il valore de’ trentamila è il guadagno degli uomini denarosi, cioè de’ negozianti e de’ finanzieri: gente, che, essendo meno utile de’ primi, non meritava guadagnarli. Oltracciò, il denaro soffre un ravvolgimento piú lungo; e il far piú tortuoso il letto al fiume è sempre lo stesso che rallentarne il corso.

Da tale regolamento di prendere i tributi in opere, non in moneta, usato ne’ secoli barbari, non per prudenza ed amore al ben pubblico, ma per necessitá, venne la forza grande e meravigliosa, che vediamo essere stata ne’ popoli e ne’ principi