Pagina:Garbasso - La teoria di Maxwell dell'elettricità e della luce, Torino 1893.djvu/17

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vale a dire

ciò che si voleva dimostrare.

Questo teorema si deve al prof. Vito Volterra1.


§ 7.


Dalle equazioni d’Hertz:

si deducono subito due conseguenze importanti:

a) in primo luogo poiché le hanno tutte le stesse dimensioni, l’omogeneità dei due membri esige che sia il reciproco di una velocità, dunque «il rapporto frà l’unità elettromagnetica e l’unità elettrostatica di quantità d’elettricità è una velocità», come s’era annunziato;

b) di più le equazioni essendo lineari ed omogenee le perturbazioni che esse prevedono sono «capaci di interferire», appunto come succede delle perturbazioni che costituiscono la luce.

I due sistemi si corrispondono esattamente in tutto salvochè nei segni dei secondi membri; è facile vedere che questa differenza nei segni risponde a qualche cosa di reale.

Si immagini un sostegno circolare ed uno rettilineo, normale al piano del primo nel centro; sul sostegno rettilineo si possa muovere un corpo e carico d’elettricità positiva, sul circolare un polo magnetico nord, . Se si trasporta sul suo sostegno in un certo senso, si muoverà a sua volta in un verso che è dato della legge d’Ampère.

Si supponga adesso che il corpo elettrizzato positivo , sia sul cerchio, il polo magnetico nord, , sulla retta; si sposti nel senso in cui prima si era mosso , la legge di Ampère combinata con quella di Lenz ci dice che percorrerà il cerchio nel verso opposto a quello in cui andava nella prima esperienza.



  1. Vito Volterra. Sopra le equazioni fondameli tali della elettrodinamica. [Nuovo Cimento. (3). XXIX. 147].