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22 primo periodo.

soffio del pampero, riparando il generoso animale dal disturbo degl’insetti. Vero sultano del deserto, ei sceglie la più vaga dell’odalische senza il servile e schifoso ministero della più degradata delle creature, l’eunuco.

Chi si farà un’idea dell’emozione sentita dal corsaro di venticinque anni in mezzo a quella fiera natura vista per la prima volta!

Oggi 20 decembre 1871, rannicchiato al focolare ed irrigidito delle membra, io ricordo commosso quelle scene d’una vita passata; in cui tutto sorrideva, al cospetto del più stupendo spettacolo ch’io m’abbia veduto. Io sono decrepito! Ma ove saranno quei superbi stalloni, i tori, le gazzelle, gli struzzi che tanto abbellivano e vivificavano quelle amenissime colline? I loro discendenti pascoleranno senza dubbio quei ricchissimi fieni, sinché il vapore ed il ferro giungano ad accrescere la ricchezza del suolo, ma ad impoverire coteste meravigliose scene della natura.

Il cavallo, il toro, non avvezzi a vedere gente a piedi, ne rimangono attoniti alla prima vista, e scorgonsi sopraffatti da curiosa stupefazione, quindi, disprezzando forse quei bipedi mingherlini, che si atteggiano a padroni del mondo, li assalgono scherzosamente, e li farebbero a pezzi, se volessero prender la cosa in serio, dal lato della giustizia. Il cavallo scherza, minaccia, ma non mai offende; del toro non bisogna fidarsi; la gazzella e lo struzzo fuggono alla vista dell’uomo colla velocità del destriero, e si fermano sopra un’eminenza, girandosi a veder se sono perseguiti.

In quel tempo la parte del territorio orientale di cui narriamo, era rimasta fuori del teatro della guerra; perciò trovavansi numerosissimi gli animali d’ogni specie.


Capitolo VIII.


Dopo d’aver fatto circa quattro miglia tra le commoventissime descritte scene, io giunsi alla casetta