Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/85

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universale. 45

Perché l'un de l'altro non si fida,
E non ardisce conferir sua voglia;
Lo lascian, ch'un bandisca, un altro uccida,
A quel l'havere, a questo l'honor toglia:
Ma il cor, che tace qui, su nel ciel grida,
Finchè Dio, e Santi à la vendetta invoglia,
La qual se ben tarda à venire, compensa,
L'indugio poi con punition immensa.

Non si trova à pena un Laberio, ch'ardisca in habito Syro, cosi di nascosto formare [Macrobio.]una parola contra il tiranno, e dire o a Roma, o altrove, secondo che comporta il caso, come disse egli in Senato. Quirites libertatem perdidimus. Ma si come i buoni Signori sono da' popoli qua in terra amati, riveriti, et accarezzati, e la su in cielo dal supremo Signore largamente compensati. Così questi tiranni per castigo delle lor colpe sono odiati, aviliti, disprezzati, insidiati al mondo, e nell'inferno ultimamente à perpetue pene durissime destinati.

Annotatione sopra il j. Disc.

Non sarà cosa fuor di proposito, anzi giovevol sommamente, et gioconda a' Lettori, che per vedere la vita de' tiranni, et per saper l'infelicità, et i giusti c'hanno in questo mondo, si legga il particolar trattato di Senofonte intitolato il Tiranno, qual da Leonardo Aretino fu già di greco in latino tradotto, dove tra Simonide Poeta, et Hierone Siracusano si discorre della vita privata, et di quella del Tiranno, succintamente, ma egregiamente. Et chi si diletta di saper l'astutie de' tiranni, legga Alessandro d'Alessandro nel 2. lib. de suoi giorni geniali, al capit. 32. né curiosi essempi di Tarquinio superbo, di Trasibullo Tiranno de' Milesij, di sesto Tarquinio, di Zopiro Assirio, di Pisistrato, et di Dionisio, et così Pietro Crinito nel 4. libro de Disciplina, al cap. primo. La descritione vera del Tiranno s'ha da Platone né libri de Repub. al Dialogo ottavo, et non massimamente, dove non potrebbe dipingerli meglio da esso, et da Marsilio Ficino nel suo commento, narrando distesamente per ordine quante condizioni cattive o maledette possiede un Tiranno; e Celio Calcagnino và seguendo le lor pedate nel lib. de Idicij, overo de Ratione iudicandi. Che cosa sia Tiranno s'impara da Speusippo nelle diffinitioni di Platone, et da Bessarione Cardinale nel trattato delle Calonnie di Platone. Il modo col qual si mantien la tirannide si trahe da Aristotile nel quinto della Politica, al cap. II. I pensieri del Tiranno, i risguardi, et le considerationi che deve havere s'hanno nell'istesso luogo, et i machinamenti del tiranno son descritti nel sesto della Politica, al capit. 4. Onde habbia origine la tirannide si può vedere nel quinto della Politica, al cap. 10. et molte altre particolarità si contengono in detto libro, che spettanoa una congitione della tirannide compita. Ma quanto al principato Giulio Barbarana fa una Annotatione tanto distesa nella sua Officina, che da lui parmi si possa cavare quasi tutto quello, che s'aspetta alla materia de i Prencipi, oltra che in tal soggetto s'hanno i libri intieri, come Filone Hebreo de Creatione Principum, Francesco Patritio auttore de i libri de regno, Egidio Romano de regimine Principum, l'Horologio de i Prencipi de Monsig. Guevara, et altri assai che ex professo trattano diffusamente la materia del principato. Onde non è di bisogno instruire i lettori più oltra havendo tante commodità da predetti libri.