| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| Del Gemelli. | 121 |
co dell’uno, per esser beffato, e tenuto a vile nell’altro; quando anche vi vedessero far miracoli: e per lo contrario uno scolare di Loica, col conversare un’anno con quella parte, ed apprendere certi termini alla moda, co’ primi elementi della maldicenza, dicesi pervenuto al sommo Tempio dell’onore, e della gloria. Io mi consolo per questa via, cioè, che non essendo eglino uomini da schiccherare un foglio in mille anni; forse che neʼ secoli avvenire sarà più rinomata la mia mezzanità, che la loro gran saviezza: e per conseguente cotesto tignosuzzo . . . . . . . che si fa beffe del mio novellare, non rimarrà di se altra memoria, di quella, che fassene in questa lettera:
[Propert. Eleg. 1. lib. 3.]At mihi, quod vivo detraxerit invida turba,
Post obitum duplici fænore reddet honos.
Prima di venire al particolare del mio viaggio, e che mi esca di mente ciò, che son per dire; piacciavi d’aggiugnere questa alle altre conghietture, che vi scrissi giorni sono contro Giovanni Seldeno: cioè, che se bene Floro affermi, aver Pompeo i corsali della Cilicia sconfitti; non perciò dice, essergli stato dato Imperio. Da al-
| tri |