servare, che alcun critico, dopo la parola manibus, aggiugne dæmonibus: ma io con buona pace di lui, dico, ch’egli v’aggiugne un sinonimo: e più tosto dee ritenersi l’antica lezione, come vuole il Gronovio, e ’l Barthio; o pure anteporsi al manibus la parola ossibus, a questa guisa: Domus posteà ritè conditis ossibus, manibus caruit: ma ciò è soverchio, perche i Latini ben diceano condere manes, condere animam, etc. Per meglio intendersi questo luogo di Plinio, egli è d’uopo primamente, ridurci per la memoria quel, che Apulejo va divisando, là dove egli favella del Genio, ovver demonio di Socrate: cioè, che gli antichi Romani appellavan Lemures generalmente le anime separate dal corpo; con questa distinzione però, che quelle, le quali, per la buona vita passata, placidamente, rimaneano nelle loro case, diceansi Lares familiares: quelle per lo contrario, che, per pena di loro scelleratezze, d’ogni felice luogo lontane, givan, come raminghe, facendo paura a’ buoni, e danno agli uomini di malvagia vita; avean nome di Larvæ: la terza spezie, di cui dubbitavasi, se di larve, o di lari si fosse, venia detta Manes. Or per quel che tocca a’ Lemuri, io truovo ne’ frammenti di antichi Calen-