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| Del Gemelli. | 163 |
Eripe me his invicte malis; aut tu mihi terrā
Injice. ―
Quando addunque si copriva di terra il cadavere, si riposava lo spirito, secondo l’opinion di Vergilio; anzi di Catullo, et di Orazio[1]
― licebit,
Injecto ter pulvere, curras.
E de’ Greci altresì; siccome appare da ciò che fece Antigona al cadavere di Polinice appresso Sofocle; e dal detto di Plutarco, là dove ei d’Iside fa parola:[2] Dicesi, che lo sparviere, sopra gl’insepolti cadaveri volando, gitta loro terra su gli occhi. Le parole, che Vergilio fa dire a Palinuro, son simili a quelle dell’ombra di Patroclo ad Achille appo Omero[3], così da me volgarizzate:
Sepelliscimi presto, a fin ch’io possa
Farmi dentro la soglia di Plutone.
Lontan tutte quell’alme, ed ombre nere
Scaccianmi colà giù; nè voglion punto,
Che lor compagno sia di là dal fiume.